GIORNO DELLA MEMORIA : PER NON DIMENTICARE

 

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime dell’Olocausto. 

 È stato deciso così il 1º novembre 2005 da una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

In Italia gli articoli 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000 definiscono così le finalità e le celebrazioni del Giorno della Memoria:

<< La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.>>

In tutte le scuole si è invitati a riflettere su quanto è accaduto in modo da conservare la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia affinché simili eventi non accadano più.

CLASSE QUARTA A : GIORNO DELLA MEMORIA

 

Progetto “ Per non Dimenticare”

“Dal passato comprendo gli errori nel presente progetto il futuro” affinché il ricordo non sia relegato alla sola ricorrenza e che si attui con la  coerenza degli atti della gente. Come da indicazioni ministeriali annualmente presso  I.C. Castelletto si svolgono diverse attività in occasione della  giornata della memoria,  affrontando   e sviluppando  la tematica attraverso delle attività di: visione di film e documentari, lettura di libri, ricerche e  riflessioni, adattati ovviamente alle fasce d’età dei discenti.
 
 
Gilberto Salmoni,
sopravvissuto al campo di concentramento di Buchenwald, ha incontrato centoventi alunni di quinta primaria nel Teatrino Iqbal della scuola Maria Mazzini di Genova per raccontare la sua tragica esperienza. Altissima lezione di civiltà svolta nell'intento comune di continuare ad educare le coscienze alla consapevollezza e alla vigilanza contro i razzismi e gli autoritarismi.
GRAZIE Gilberto Salmoni.
 
Le quinte dell’IC Castelletto hanno intervistato Gilberto Salmoni :
 

Intervista dei bambini della classe quinta M, raccolte dalla maestra Silvia Ambrosini Nobili

Quanti anni aveva quando è stato fatto prigioniero? Era il più giovane nel campo? Per quanto è restato prigioniero?

Sono stato fatto prigioniero quando avevo 16 anni; nel campo c’erano ragazzi della mia età e più grandi, come mio fratello. Sono rimasto nel campo per nove mesi.

Quando è stato preso, durante il viaggio, quali erano i suoi pensieri?

Avevamo documenti falsi, avuti grazie ad un prete cattolico; sapevo che saremmo stati portati in un campo di concentramento.

Cosa stava facendo al momento della sua cattura?

Dormivo; ero in una casa nascosto in una stanza chiusa a chiave.

Quando lei era nel campo di reclusione, quali erano i suoi pensieri ricorrenti?

Non riuscivo a darmi una spiegazione sul perché fossimo lì.

Ha potuto portare qualcosa di suo? L’ha potuta tenere?

Avevo con me uno zaino che ho dovuto consegnare al mio arrivo. Qualche tempo dopo il capo baracca, un ebreo come noi, ci ha permesso di prendere un oggetto dal nostro bagaglio, solo uno. Io ho preso la mia giacca a vento rossa, non era particolarmente calda, ma era la mia. Poi, sullo zaino hanno fatto un segno con la pittura: indicava che non avremmo più potuto prendere altre cose.

Quando era nel campo, pensava mai alla sua famiglia?

No, sapevo che mia madre avrebbe seguito mio padre nei forni, e così è stato, ad Auschwitz-Birkenau.

Quali sentimenti provava nei confronti delle persone che vi tenevano prigionieri?

Non provavo rabbia nei loro confronti.

Ci ha raccontato che lavoravate undici ore al giorno con solo una pausa di mezz’ora dove vi veniva dato del caffè ma non del cibo. Alla sera, cosa faceva prima di dormire?

Tornati nelle baracche, parlavo con i miei compagni. Alcuni di noi, come mio fratello, facevano parte di un gruppo di “resistenza”.

Finita la guerra, ha rivisto alcune persone che erano con lei a Buchenwald?

Sì, sono stato a trovare a Parigi un mio amico che ha un ristorante. Ora purtroppo siamo rimasti in pochi.

Voi ragazzi siete le “sentinelle della memoria”.

 

A conclusione dell’incontro, a nome degli alunni di tutte le quinte, è stata donata a Gilberto Salmoni una delle pietre d’inciampo dipinte tre anni fa dai bambini per il progetto d’Istituto: “Il giorno della memoria”, accompagnata da una pergamena.

 

Riflessioni dei bambini della classe quinta N, raccolte dalla maestra Sara Scardino

 Il signor Gilberto Salmoni è uno dei pochi testimoni dei campi di concentramento ancora in vita, per questo è tra le persone più preziose! Il suo racconto ci ha aiutato a ricordare che cosa brutta è la guerra e a cercare di non commettere un altro sbaglio così grande! Lo ringrazio di cuore”.
 
  “La cosa che mi ha colpito di più è stata quando ha raccontato della sua famiglia: erano in sei persone, alla fine della guerra erano rimasti solo in due!”

 “Mi ha commosso quando una bambina gli ha chiesto perché gli assegnavano un numero e quale numero fosse stato assegnato a lui; a questa domanda il signor Salmoni si è messo a piangere”.

 “Quando è entrato in teatro il signor Salmoni, con il suo aspetto strano, sembrava un uomo molto triste: infatti lui ha conosciuto la dolorosa realtà di un campo di concentramento!”

 “Quest'uomo ormai anziano mi ha tanto intenerito: ho pensato che la crudeltà umana non ha limiti!”

 “Alla fine dell'incontro abbiamo ascoltato uno degli inni più toccanti dell'Olocausto (che riguardò più di un milione e mezzo di bambini uccisi dai nazisti), Gam Gam e ci siamo messi a battere le mani. Ci siamo commossi tutti!”

GILBERTO SALMONI, TESTIMONE ALLA SCUOLA MARIA MAZZINI DI GENOVA

Riflessioni dei bambini di 5D , raccolte dalle maestre Enrica Origo ed Elisa Riboldi

Per introdurre Gilberto Salmoni è stato detto ai bambini: “Ricordatevi che non siete spettatori di quello che sentirete dire da Gilberto Salmoni, ma ascoltatori responsabili, sentinelle che d’ora in poi non potranno essere indifferenti, ma dovranno accorgersi e fare qualcosa di fronte a ciò che non va nella direzione della democrazia e della convivenza pacifica”

 

All’inizio Gilberto era in ritardo, ma poi è arrivato e ha raccontato la sua esperienza a Buchenwald con suo fratello, mentre il resto della sua famiglia è morta ad Aushwitz. A Buchenwald aveva molta paura perché un tedesco si era segnato il suo numero e questo significava che gli avrebbero dato venticinque frustate. Ma ha pure detto che qualche tedesco era buono. Poi gli abbiamo fatto molte domande alle quali ha risposto. A me ha firmato un suo libro intitolato “Buchenwald”.  IO PENSO CHE IL RAZZISMO SIA STUPIDO  PERCHE’ ABBIAMO TUTTI LE STESSE ORIGINI,  CHE SONO AFRICANE.   (Jacopo)

Ascoltare Gilberto Salmoni è stata un’opportunità molto importante per tutti noi. Mi ha colpito quando ha detto che gli hanno tirato uno schiaffo perché non si era tolto il cappello.  Lui a raccontare la sua storia fa un po’ di fatica perché è stata molto dura e faticosa. Ha anche detto che alcuni tedeschi erano bravi. (Elisa)

A me ha colpito che dopo aver chiamato i prigionieri in una piazza d’appello li hanno mitragliati.  Credo che con questo incontro Gilberto Salmoni ci voglia dire di accorgerci, di raccontare questa storia, di cercare di fermare episodi di razzismo anche nel nostro piccolo e non parteciparvi.(Francesco M.V.)

Ascoltare Gilberto Salmoni è stato un privilegio. Lo sapevate che c’erano anche dei tedeschi che facevano finta di essere cattivi e poi, quando non li vedeva nessuno, aiutavano gli ebrei? Ma c’erano anche gli indifferenti, che facevano finta di non vedere tutte quelle povere persone morte e non dicevano niente. (Emily)

Gilberto Salmoni è un testimone che non tutti potranno conoscere: é un ebreo che è stato portato via da casa all’età di quindici anni per andare al campo di concentramento di Buchenwald. Gilberto ci ha chiesto di non essere razzisti, di cercare di far diventare i razzisti democratici e far loro capire che se sei razzista fai solo male alle persone. Un razzista non vuole gli immigrati che invece vanno accolti con gentilezza: questo ci ha detto Gilberto perché non vuole far succedere agli altri quello che è capitato a lui. (Ludovica)

Mi ha colpito il fatto che lo hanno diviso dalla sua famiglia. (Riccardo)

Gilberto Salmoni è sopravvissuto a Buchenwald. Noi siamo stati fortunati a conoscerlo e a scoprire la sua triste storia che ci aiuterà a migliorare e a non commettere più errori, per cancellare l’orrore.( Francesco M.)

Mi ha fatto piacere vedere Salmoni. Ci ha chiamato ad essere sentinelle e a fare in modo che non accada più niente del genere. Siamo stati fortunati a conoscerlo perché tra qualche anno non ci potrà più essere. Lui è un vero super eroe. I suoi occhi alla fine erano colmi di lacrime, ma lui è stato forte. Non è da tutti raccontare ciò che ha passato in quel campo. (Nina)

Quando era stato preso aveva sedici anni.  Noi dobbiamo combattere perché non succeda più. E raccontare. (Camilla D.)

Del racconto di Gilberto Salmoni mi ha impressionato di quando era al campo di concentramento e della punizione: venticinque frustate nel campo di Buchenwald. Perché questo non succeda più, da grande voterò e creerò movimenti non razzisti, né classisti , né di guerra e racconterò tutto quello che ho sentito. (Eugenia)

Ascoltare Gilberto Salmoni è stata un’occasione unica per ricordare ai nostri figli quello che è successo e non ripetere più questo errore. Anche se il mondo ne è pieno di questo. (Michele)

Mi ha sopraffatto il racconto di quando non si è tolto il berretto e ha rischiato di morire: solo per un berretto gli hanno dato venticinque frustate.  I prigionieri dovevano dire i numeri in tedesco e se si sbagliavano prendevano altre venticinque frustate e ricontare. Siamo chiamati a raccontare la sua storia e a non essere indifferenti a quello che è successo  facendo in modo che non succeda più. (Sofia)

Quando le persone della città vicina sono andate al campo di concentramento perché c’era la Liberazione, alcuni si sono messi a piangere, ma molti no. Le persone che non si sono messe a piangere erano indifferenti. (Francesco B.)

Un bambino ha chiesto a Gilberto Salmoni se avevano dei momenti per giocare e lui ha detto che poteva parlare solo venti minuti con i suoi compagni. Questo mi fa capire che sono un bambino fortunato. (Simone)

Mi è piaciuto molto quando parlava della sua famiglia e si è dispiaciuto:  mi sono emozionata e ho pianto anche io. (Brigitte)

A me ha colpito il discorso del razzismo. Il razzismo è brutto e purtroppo molto diffuso, anche negli stadi. Ne sono appena successi episodi.  Sono contento che Salmoni abbia passato questa esperienza con noi. (Silvio)

Le riflessioni dei bambini della classe VC dopo l'incontro con Gilberto Salmoni raccolte dalla maestra Emanuela Cotroneo

 Spero che la storia venga sempre ricordata da tutti, in modo tale che tutti imparino.

 Il Giorno della Memoria serve a ricordarci di non fare gli stessi errori.

 Non bisogna fare la guerra, bisogna trasmettere le testimonianze di generazione in generazione in modo da evitare un’altra guerra con la stessa fine e le stesse sofferenze.

 Mi ha fatto tristezza quando Salmoni parlava della vita nel campo di concentramento. Quando parlava di quando è arrivata la prima jeep americana, mi sono emozionato.

 Ho imparato che tutti siamo uguali e che le guerre sono solo causa di grandi sofferenze.

 L’incontro con Gilberto Salmoni mi ha emozionato in tre momenti: - quando è arrivato, perché per la prima volta ho visto un reduce dei campi di sterminio; - quando, nella sua storia, ha raccontato della liberazione da parte degli Americani; - e, alla fine, quando le maestre hanno messo la canzone “Gam gam” (canzone della religione ebraica) con la quale Gilberto si è emozionato, proprio come me.

 Gilberto ci ha detto: “Quando voi dite che non vi piace qualcosa da mangiare e lo volete scartare, pensate che nei campi di concentramento si mangiava solo una volta al giorno e solo zuppa”.

 Il messaggio importante di questa esperienza è di non dimenticare mai quello che è successo per evitare che risucceda.

 Ho capito che io devo essere felice di quello che ho.

 L’emozione che mi ha trasmesso il suo racconto è forte perché mi sono messo, durante il racconto, al posto di questa persona provando quello che provava lui.

 Ho provato un’emozione molto forte che mi è entrata nel cuore e non se ne andrà più.

 Mentre salivamo le scale, ho pensato per l’ennesima volta a quanto sono fortunata rispetto ai bambini portati nei campi di concentramento, ma non solo, anche ai bambini poveri, o a quelli che non hanno cibo.

 Pareva che piangesse e a me è sembrato un uomo molto buono. Si capiva il suo dolore nel ricordare quel periodo.

 

 

 

In allegato alcuni libri e testi dedicati al giorno della memoria ed alcune attività fatte dalle nostre scuole .


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